They di NoiSeGrUp

Foto di Filippo Armellin

I telegiornali rappresentano l'unica fonte di informazione per 8 milioni di italianie soprattutto lo strumento esclusivo attraverso cui il 73% dei cittadini forma le proprie opinioni politiche in vista di ciascuna scadenza elettorale. L'unilateralità di questo mezzo di comunicazione impedisce al fruitore qualunque interazione, nonchè qualunque tentativodi critica. Il risultato è un'opinione pubblica assopita facilmente manipolabile, senza cultura, divinizzata dalla stessa tv, ormai unico specchio della società. NoiSeGrUp dà una risposta consapevole a ciò che il potere politico e la nostra classe dirigente tentano di fare. Il lavoro gioca con la velocità e la fuggevolezza dell'informazione televisiva e nel caos che si genera dal passaggio dei nove video sui televisori, il cui risultato è una critica aperta al sistema di governo delle comunicazioni di massa e dell'informazione nel nostro paese.


Quando vedo qualcosa che già mi appartiene mi sento realizzata di Claudia Ventola

Foto di Filippo Armellin

L'artista si è ripresa durante una settimana di autoreclusione per sperimentare su di sè la non scelta. Seduta a guardare la tv per sette giorni senza pause, se non un'ora al giorno in cui ha annotato l'esperienza su un diario, obbedisce a qualunque ordine le venga impartito dai vari programmi. Compra e mangia quello che la televisione le consiglia, e che può permettersi economicamente, ma al termine di questa costrizione, si ripulisce della totale rinuncia di se stessa lavandosi i vestiti mai tolti.

Aspettando il tram di Alessandro Nassiri in collaborazione con Aria Spinelli

Foto di Filippo Armellin

L'attesa rientra in una delle azioni quotidiane a cui l'individuo deve sempre sottostare. Si attende il tram come i sogni e le speranze, la fortuna e il benessere, la mamma e gli amici. Ma quando alla banchina c'è qualcuno che ti accoglie munito di telecamera e di intervistatrice, l'attesa intima e annoiata si sotituisce con il bisogno e l'ormai storico minuto di celebrità: "Su che canale?", "Va in televisione?" Ecco che l'arte si fa beffa di chi è pronto a rivelare i suoi pensieri intimi e imbarazzanti pur di non perdere quella occasione.

Os Ambulantes di Katia Meneghini in collaborazione con V. Uberti e V. Vetturi

Foto di Filippo Armellin

Il video documenta la performance di una biblioteca ambulante. Per alcuni giorni l'artista ha girato in piazza Praca da Sè di San Paolo con diversi libri riferiti ad artisti e opere d'arte, instaurando un rapporto e un diaogo con le persone del luogo. L'informazione si riappropria dei libri e del rapporto diretto con il fruitore, che sfoglia, fa domande e si interroga, non è più subita, ma attiva e partecipativa.


Via Col di Lana 4: there is no place like home

La casa è il luogo dove vengono scritte le storie più belle e le storie più brutte. Ci sono quattro pareti e infiniti gradi di costruzione e decostruzione.

In via Col di Lana 4, a tre passi da viale Bligny, tre curatrici d’arte (Anna, Francesca, Sara) hanno scelto l’appartamento di una di loro per ospitare, per ogni lunedì del mese di ottobre, opere di artisti diversi che hanno lavorato nella comune cornice tematica della dimensione famigliare, della sua comunicazione massmediatica, dello stereotipo e dell’inatteso che la innerva. Il pretesto delle quattro pareti è diventato un indirizzo di sperimentazione e modulazione del proprio pensiero.

Le case di Milano possono prestarsi benissimo a questo tipo di iniziative. Come l’appartamento Lago, in Brera. Il contesto e le finalità, certo, diverse, fra l’uno e l’altro. Ma l’happening si struttura sempre in una casa, che ne contamina l’atmosfera.

Stasera, bastava salire dove c’era “l’albero di Natale” (spuntava, di plastica, dal terrazzino come a dire: siamo qui e qui si gioca, a conferma dell’etichetta sul citofono), fare una rampa di scale e leggere un biglietto che, sulla porta di casa, intimava di scegliere la propria dentità prima di spingere la maniglia. Poi, dentro. Con tante altre persone, qualche viso noto (gli amici del mio coinquilino Matteo) e una casa. Casa autentica, con la tovaglia sul tavolo, i cappotti appesi nel corridoio, uno stile domestico e personale, quello di chi qui torna ogni sera a vivere. Una mappa appena schizzata (simile a quella che ho incollato qui sotto, presa qui) guidava alla scoperta delle diverse opere, che ogni settimana si sono concentrate su una figura famigliare diversa. Sono stato in cucina, dove ho annusato i libri fritti da Maria Pecchioli un paio di settimane prima. Da qui due antine di legno si spalancavano su di uno spazio indefinibile: una altissima tromba delle scale senza scala – come altro chiamarla? – buia, illuminata solo dalla luce naturale, muratura grezza e tante piccole finestrelle come in un magazzino, adibito, almeno stasera, a spazio per videoproiettare i lavori dei più svariati videomaker, quasi tutti giovanissimi.

L’esperimento mi ha ricordato gli anni Settanta. Tutto però al proprio posto, al proprio momento, anche oggi. Una casa aperta e permeabile, come piace a me. Con dentro storie e punti di vista magari inediti, da stimolare dubbi e metadubbi.

Naturalmente l’iniziativa ha un blog, che mi sono letto da capo a fondo: http://ognilunediottobre.blogspot.com. Magari diventerà una piattaforma per il catalogo, già nei piani delle curatrici, che racconterà quella che, di fatto, è stata una mostra collettiva, con un set casalingo interattivo, multimediale e multisensoriale.


Articolo di Alessio Baù

There is no place like home #4

Dannazione, che momento difficile. E pensare che ero convinto di essermi smarcato da un certo tipo di contraccolpo psicologico. Già, perché io dopo l'ultimo episodio di Lost ho detto "mai più". Sapete com'è: ti affezioni alla storia, ai personaggi, agli amici con cui ti trovi a vedere la nuova puntata ogni settimana... poi tutto finisce e ti rimane l'amaro in bocca. E allora addio tv, addio video scaricati, addio birra sul divano: alla sera meglio uscire! Il problema è che uscendo sono finito a seguire quest'altra fiction, che non passa su uno schermo, ma direttamente in un appartamento. E per quattro lunedì, puntata dopo puntata, ho conosciuto i suoi personaggi, così come li hanno animati gli artisti ospiti. E ho cercato, insieme agli altri spettatori, di capire dove gli autori (o curatori, che dir si voglia) volessero andare a parare. Insomma: ci sono ricaduto in pieno. Eccomi così nell'attesa della serata conclusiva. Come già per Lost, anche qui l'incertezza regna sovrana: che cosa si nasconderà oltre la porta del cavedio? Vedremo infine materializzarsi "gli altri", quelli che finora sono rimasti nascosti dietro i mezzi di comunicazione? O forse, tozzianamente parlando, scopriremo che "gli altri siamo noi"? Chissà. Temo che l'unica costante sarà una certa malinconia del giorno dopo. Quella che si prova quando qualcosa che ti ha appassionato giunge alla sua conclusione.

Articolo di Marco Valsecchi